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Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - Il contesto internazionale. Movimenti e istituzioni - 3 GLI STATI CHE INFLUENZANO IL PROCESSO DI UNIFICAZIONE ITALIANO - Il ruolo di Francia e Inghilterra

Il ruolo di Francia e Inghilterra

La Francia di Napoleone III intervenne direttamente nel processo di unificazione italiano, partecipando alla Seconda guerra d’indipendenza. Tuttavia mirava solo alla formazione di uno Stato nell’Italia settentrionale, satellite della Francia, con funzione di cuscinetto verso l’Impero austriaco. Contava inoltre di portare sotto il suo controllo il Regno delle Due Sicilie, se fosse rimasto indipendente. Il suo progetto era di diventare una potenza mediterranea in funzione antinglese.
L’Inghilterra non si espose in modo esplicito a favore dell’unificazione italiana, ma la sua diplomazia lavorò attivamente per contrastare gli interessi francesi e quindi schierarsi a fianco dei patrioti italiani
Bisogna considerare una premessa: l’atteggiamento inglese fu dettato da motivi in parte economici e in parte culturali. L’Inghilterra, infatti, aveva interessi economici nelle miniere siciliane di zolfo, contrastati dal Regno delle Due Sicilie, che si considerava “sotto remunerato”. Altri interessi inglesi si erano poi sviluppati nella zona di Marsala con la produzione del famoso vino, che tanto somigliava al Porto portoghese. Infine gli inglesi, che controllavano già Malta, non avrebbero disdegnato porre in Sicilia un protettorato, secondo il quale il territorio restava formalmente indipendente, ma avrebbe subito docilmente le scelte del governo inglese.

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“Carusi” all’imbocco di un pozzo della zolfara in Sicilia

Sul piano politico, i liberali inglesi guardavano con favore i moti nazionali europei: in Inghilterra Mazzini fu accolto con rispetto e stima, tanto da diventare un grande personaggio della cultura europea. E molti altri esuli italiani lo seguirono a Londra e dintorni.
Probabilmente per questi e altri motivi, il ministro inglese Gladstone fece dichiarazioni molto ostili verso lo stato borbonico delle Due Sicilie, dichiarando già nel 1851 che era «la negazione di Dio eretta a sistema di governo». Il primo ministro Palmerston dal canto suo non lo disapprovò e anzi finanziò la Spedizione dei Mille, seppure in modo non ufficiale.
Una serie di eventi può esserne la prova: la presenza di due navi inglesi nel porto di Marsala durante lo sbarco dei Mille, la presenza del vascello inglese Hannibal nella rada di Palermo già una settimana prima della presa della città da parte di Garibaldi, la firma dell’armistizio con i borbonici su quella stessa nave, di cui fu garante l’ammiraglio inglese Mundy. Infine durante il suo viaggio trionfale a Londra nel 1864, Garibaldi fu accolto dall’entusiasmo di centinaia di migliaia di persone e pare che in quell’occasione ringraziò il primo ministro Palmerston per averlo sostenuto durante la Spedizione dei Mille.

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Henry John Temple, terzo visconte Palmerston

Questo non toglie valore all’impresa dei Mille, ma mette in luce come la diplomazia internazionale intervenne nel Risorgimento italiano, spesso considerato dagli storici più arretrati un fatto puramente nazionale. E l’interesse era sostanzialmente determinato dalla posizione dell’Italia, «un’immensa portaerei che domina il Mediterraneo», per citare un’efficace frase di Mussolini, ripresa più volte anche ai giorni nostri.

Attività

Nelle seguenti unità puoi trovare un inquadramento storico dell’Inghilterra nell’Ottocento, il racconto dello sbarco dei Mille a Marsala e il profilo di una donna molto determinata.

Gran Bretagna:

 

Per la Francia le unità indicate sono numerose e si riferiscono soprattutto al periodo del secondo impero, quello di Napoleone III, che tanto contribuì alla causa italiana, grazie anche alla diplomazia del primo ministro piemontese, Camillo Benso conte di Cavour.

Francia:

 

Come avrai notato leggendo le unità indicate, fu diverso il coinvolgimento dei due paesi nelle vicende italiane. In quali unità puoi trovare conferma degli atteggiamenti inglese e francese verso l’Italia?

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