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Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - Il completamento dell’unità e la costruzione dello Stato - 2 SPAZI, TEMPI, EVENTI - 2.4 La Terza guerra d'indipendenza - La battaglia di Custoza 

La battaglia di Custoza

La prima battaglia sostenuta dall’esercito italiano fu quella di Custoza, il 24 giugno 1866, negli stessi luoghi in cui si era già combattuto, e perso, nella Prima guerra d’indipendenza, tra il Mincio e Verona. La conoscenza del territorio e la memoria degli errori fatti diciotto anni prima avrebbero dovuto suggerire una strategia efficace, ma così non fu.

L’esercito italiano, con oltre 210.000 uomini suddivisi in 20 divisioni, era in superiorità numerica rispetto all’esercito austriaco che contava 190.000 unità. Il comando italiano però non riuscì a sfruttare questo vantaggio.

L’esercito era diviso in due blocchi: il più consistente era schierato a ovest del Mincio, tra Peschiera e Mantova, forte di 100.000 uomini sotto il comando del re e di La Marmora. Un secondo blocco era sotto il comando di Cialdini, con 70.000 uomini schierati lungo il Po, nella Romagna, che ora, a differenza del 1848, era già italiana. Cialdini avrebbe dovuto attaccare gli austriaci da sud, mentre La Marmora avanzava da ovest verso le fortezze del Quadrilatero.

In realtà La Marmora si aspettava che gli austriaci, consapevoli dell’inferiorità numerica, restassero chiusi nelle fortezze, in posizione difensiva, mentre il supremo comandante austriaco, il principe Alberto d’Asburgo, aveva deciso di dare battaglia. Gli italiani furono quindi colti di sorpresa e si mossero in modo disordinato con la fanteria che bloccava le manovre della cavalleria.

Il problema di fondo erano le rivalità nello Stato Maggiore: due generali (Pianell e Nunziante) provenivano dall’esercito borbonico ed erano guardati con sospetto dai colleghi piemontesi; anche Bixio e Sirtori, provenienti dall’esercito garibaldino, erano guardati con diffidenza e ostilità dagli ufficiali piemontesi. Questi poi, Govone, Morozzo della Rocca, Cialdini, erano in competizione tra loro, gelosi della gloria che una vittoria avrebbe potuto portare a un collega piuttosto che a loro stessi. Mancò così ogni coordinamento e le richieste di supporto nei momenti cruciali dell’attacco austriaco andarono a vuoto. Nel momento più critico La Marmora stesso risultò introvabile. La battaglia nel pomeriggio si trasformò in sconfitta e ritirata, nonostante alcuni episodi di resistenza e contrattacco di cui erano stati protagonisti i reparti di Bixio e del principe Umberto di Savoia nei pressi di Villafranca.

Una decina di giorni dopo, l’esercito prussiano batteva gli austriaci in Boemia, a Sadowa (3 luglio). La guerra si concludeva e sfumava qualunque possibilità di riscatto militare per l’esercito italiano.

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Giovanni Fattori, La battaglia di Custoza, 1880, Galleria d’Arte Moderna, Firenze

Guida alla Lettura

1) Nel quadro di Fattori osserva la posizione dei soldati sulla destra: si stringono a difesa degli ufficiali a cavallo e rivolgono le armi tutt’intorno. I caduti, uomini e cavalli, sono in primo piano. Quali sensazioni ti ispira il quadro? Confusione, disorientamento, amarezza, delusione ti sembrano parole adatte per descriverle? Ti sembra una descrizione verosimile della battaglia di Custoza? Spiega in un breve testo il tuo punto di vista.

2) Definiresti l'interpretazione che il pittore Giovanni Fattori (1825-1908) dà del Risorgimento retorica oppure realistica?

Per rispondere puoi consultare l'unità Il Risorgimento tradito? Delusione e denuncia della guerra.

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