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I servizi sanitari

Fino alla Seconda guerra mondiale il numero di caduti in battaglia non era determinato solo dai soldati che effettivamente morivano durante lo scontro. Altissimo era il numero di quelli che morivano nei giorni o nelle settimane successive per le conseguenze delle ferite: non c’erano infatti servizi sanitari adeguati e le cure mediche erano approssimative. Non c’erano antibiotici per curare le infezioni causate dalle ferite e altissimo era anche il numero di mutilati: spesso l’unica cura per una grave ferita era l’amputazione della gamba o del braccio del soldato. I primi esempi di medicina militare e di progettazione di servizi di soccorso ai feriti si ebbero a metà dell’Ottocento.

Attività

Tra i patrioti caduti per l’unità d’Italia è famoso il nome di Goffredo Mameli. Leggi l’unità Goffredo Mameli e prova a capire chi era Mameli e se oggi la medicina avrebbe potuto salvarlo.

Leggi le unità sottoindicate, poi rispondi alle domande.

 

 

Rispondi quindi alle domande:

 

  1. Quali erano i principali problemi dei feriti alla fine di una battaglia?

  2. In quali battaglie si cominciò a pensare all’organizzazione dei soccorsi in modo efficace?

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