top of page

Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - L'impresa dei Mille - 2 SPAZI, TEMPI, EVENTI - 2.13 Teano - Abba racconta l'incontro di Teano

Abba racconta l’incontro di Teano

Lo storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano, secondo la testimonianza di Giuseppe Cesare Abba, in Da Quarto al Volturno. Noterelle d’uno dei Mille. 

 

 


Teano, 26 d’ottobre.
 
Non lo dimenticherò mai, vivessi mille anni, ma non saprò mai ridirlo preciso e lucido, come mi guizzò nella mente, il pensiero che già ebbe Catoni, conversando con me, quella notte là, vagabondi, per la campagna oltre Maddaloni.

Sono quasi seicento anni, Carlo d’Angiò veniva in qua da Roma segnato e benedetto dal Papa, e si pigliava la corona di Manfredi, tra i morti di Benevento. Il papa gliela aveva data, purché se la fosse venuta a prendere.

Ma oggi un popolano, valoroso come... cos’importa dirlo? un popolano generoso come non sarà mai nessuno, semplice come Curio Dentato, delicato come Sertorio, anche fantastico come lui e sprezzatore come Scipione, in nome del popolo strappa quella corona al re di Napoli e dice a Vittorio Emanuele: È tua! – 


* * * 


Ho quasi un capogiro. Sono ancora pieno di quel che ho veduto, scrivo... Una casa bianca a un gran bivio, dei cavalieri rossi e dei neri mescolati insieme, il Dittatore a piedi; delle pioppe già pallide che lasciavano venir giù le foglie morte, sopra i reggimenti regolari che marciavano verso Teano, i vivi sotto gli occhi, e nella mente i grandi morti, i romani della seconda guerra civile, Silla, Sertorio, che si incontrarono appunto qui, figure gigantesche come quei monti del Sannio là, e che forse non erano nulla più di qualcuna di quelle che vedo vive. Cosa ci vorrebbe a fare lo scoppio d’una guerra civile? A un tratto, non da lontano, un rullo di tamburi, poi la fanfara reale del Piemonte, e tutti a cavallo! In quel momento, un contadino, mezzo vestito di pelli, si volse ai monti di Venafro, e con la mano alle sopracciglia, fissò l’occhio forse a legger l’ora in qualche ombra di rupi lontane. Ed ecco un rimescolio nel polverone che si alzava laggiù, poi un galoppo, dei comandi, e poi: Viva! Viva! Il Re! Il Re! Mi venne quasi buio per un istante; ma potei vedere Garibaldi e Vittorio darsi la mano, e udire il saluto immortale: «Salute al re d’Italia!». Eravamo a mezza mattinata. Il Dittatore parlava a fronte scoperta, il Re stazzonava il collo del suo bellissimo storno. Forse nella mente del Generale passava un pensiero mesto. E mesto davvero mi pareva quando il Re spronò via, ed Egli si mise alla sinistra di lui, e dietro di loro la diversa e numerosa cavalcata. Ma Seid, il suo cavallo che lo portò nella guerra, sentiva forse in groppa meno forte il leone e sbuffava, e si lanciava di lato, come avesse voluto portarlo nel deserto, nelle Pampas, lontano da quel trionfo di grandi. 
 


Da Abba G.C., Da Quarto al Volturno. Noterelle d’uno dei Mille, in: http://www.liberliber.it, pp. 201-202. 
 

 

 


Sparanise, 27 ottobre.
 
Ma allora, se così fosse come si susurra, ogni cosa sarebbe spiegata! Re Vittorio fu freddo nell’incontro con Garibaldi? Gli è che Francesco secondo è suo cugino, e che egli lo aveva invitato alla gran guerra contro i nemici d’Italia, ammonendolo. Anche si aggiunge che esista una lettera. Francesco non volle o non poté dargli ascolto. Fortuna d’Italia! Ostinato e impotente continuò la storia di suo padre, e ora paga per lui. Dunque certo contegno di Vittorio Emanuele nell’incontrarsi col Dittatore sarebbe stato un delicato riserbo? O han ragione quelli che pensano che allora egli meditasse le strane sorti dei Re? Però noto che questi sono discorsi: passano come venticelli che non lascian nulla. Non si sente che la grandezza di Garibaldi, sinora! non si conosce che vi sia chi mira il sole nascente. 


* * * 


Ieri il Dittatore non andò a colazione col Re. Disse di averla già fatta. Ma poi mangiò pane e cacio conversando nel portico d’una chiesetta, circondato dai suoi amici, mesto, raccolto, rassegnato. A che rassegnato? Ora si ripasserà il Volturno, si ritornerà nei nostri campi o chi sa dove; certo non saremo più alla testa, ci metteranno alla coda. Dicono che il Generale lo disse a Mario. E questa deve essere la spina del suo gran cuore che voleva un milione di fucili da dare all’Italia, e l’Italia non diede che ventimila volontari a lui. 
 


Da Abba G.C., Da Quarto al Volturno. Noterelle d’uno dei Mille, in: http://www.liberliber.it, p. 203.    

 

 

 

Guida alla Lettura       



1) Come è descritto il luogo dell’incontro nella testimonianza di Abba?  A quale altro periodo e personaggi ci si richiama?
 
2) Quali eserciti si incontrano a Teano? Da dove vengono?

 

3) «Cosa ci vorrebbe a fare lo scoppio d’una guerra civile?». Che cosa significano queste parole? Perché Abba fa riferimento alla guerra civile?

 

4) Con quale titolo viene definito Garibaldi? Perché? In proposito puoi consultare l'unità: Il decreto sulla dittatura.
  

5) Come spiega Abba la freddezza di Vittorio Emanuele verso Garibaldi in occasione dell'incontro di Teano? Ti sembra una giustificazione verosimile?
 
6) Quali sono, a tuo avviso, i sentimenti dell’autore? Quale la sua intenzione comunicativa? Dalla narrazione che idea ti sei fatto dei due personaggi? Esprimi il tuo parere e confrontati con i compagni e le compagne.
 
7) Quale impressione ti fa questa testimonianza? Qual è, secondo te, il punto di vista di Abba sullo storico incontro?
 
8) Confronta sull'incontro di Teano il racconto di Abba con la testimonianza di Mario.

  • Quale fra i due testimoni e narratori dell’evento ti sembra più deluso e amareggiato?

  • Quale più consapevole di quanto avverrà? Discutine con i compagni e con l’insegnante.

 

Puoi consultare in proposito le biografie dei due scrittori garibaldini Alberto Mario e Giuseppe Cesare Abba.  

bottom of page