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Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - Il completamento dell’unità e la costruzione dello Stato - 2 SPAZI, TEMPI, EVENTI - 2.5 La fine del potere temporale dei papi: Italia e contesto europeo - Aspromonte: il racconto di uno storico (D. Mack Smith)

Aspromonte: il racconto di uno storico (D. Mack Smith)

Questa è la ricostruzione dello scontro dell’Aspromonte fatta dallo storico Denis Mack Smith.

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Gioacchino Toma, Roma o morte, 1863

Il 29 agosto ebbe luogo ad Aspromonte quello che Cialdini nel suo rapporto ebbe la faccia tosta di chiamare «un duro
combattimento». Durò solo un dieci minuti. Lo sbrindellato esercito dei volontari non s’aspettava che dei compatrioti aprissero il fuoco e aveva l’ordine di non sparare, tuttavia il gruppo comandato da Menotti fu incapace di restar tranquillo senza rispondere. Sette soldati e cinque volontari furono uccisi. Debbono aver mirato deliberatamente a Garibaldi in persona, giacché fu colpito due volte. Malamente ferito al malleolo, egli sedette, accese un sigaro e con calma disse di amputare subito se necessario. Venne emesso un breve comunicato sulla sua resa, e di questo egli si offese. È straordinario, ma non riusciva ancora a vedere se stesso come ribelle; immaginava con piena sincerità d’essere un
comandante indipendente o un cittadino del mondo, che avendo rinunciato a tutte le normali obbligazioni dello Stato
poteva negoziare in proprio e doveva esser trattato con onore. Affatto diverse eran però le idee di Cialdini.

Fu una difficile discesa di quindici ore giù per il versante montano fino allo stretto dove Scilla guarda a Cariddi. Lungo
tutta la notte, con una sola breve sosta nella capanna d’un pastore, il prigioniero ferito venne sballonzellato 
dolorosamente. Arrivati alla costa, chiese con sicumera d’esser messo su di una nave inglese, ma il suo catturatore lo fece issare «come un bue» a bordo d’una cannoniera italiana. Passandogli accanto, Garibaldi fece il saluto a Cialdini, ma questi non degnò di rispondere. Si trattava d’un traditore che aveva messo in pericolo la struttura stessa dello Stato.
L’eroe aveva perso lo stato di grazia. Alcuni suoi compagni, che avevan disertato dall’esercito per unirsi a lui, furono fucilati subito senza processo: Cialdini dimenticava volutamente che in circostanze simili la diserzione era stata quasi incoraggiata. E di contro, le truppe vittoriose in quello scontro meschino e unilaterale furono ricompensate con settantasei medaglie al valore, e il colonnello comandante fu fatto generale, per tacere di molte altre promozioni.

Il resto d’Italia non era però altrettanto orgoglioso della faccenda. I proclami regi vennero stracciati, ci furono schiamazzi e fischi, e per esempio a Messina la gente impedì che la banda suonasse nei giardini pubblici. Fu una reazione pubblica esasperata ma inutile.
Quanto a Garibaldi, non aveva ottenuto né Roma né la morte. La sua fiducia nel re era scossa: certo non c’era bisogno
di aprire il fuoco e poi di fucilare dei volontari al servizio del proprio paese. Molto maggiore era però l’imbarazzo del governo. Si doveva spiegare perché non lo avevano fermato in Sicilia, e decidere che fare del prigioniero.

Da Mack Smith D., Garibaldi, Mondadori, Milano 1999, pp. 128-129.

 

 

 


Guida alla Lettura


1) Perché secondo lo storico quello dell’Aspromonte non fu un «duro combattimento»? Chi invece sostenne che lo fosse stato e per quali ragioni?


2) Come vennero ricompensati i vincitori?


3) Il modo in cui lo storico presenta Garibaldi e Cialdini trasmette chiaramente un suo giudizio sui due personaggi.
Trova tre aggettivi che in questa ricostruzione storica potrebbero essere attribuiti a Garibaldi e tre a Cialdini.

 

4) Alcuni garibaldini furono fucilati per diserzione. Perché lo storico dice che Cialdini dimenticava volutamente che in circostanze simili la diserzione era stata quasi incoraggiata? Perché secondo te furono fucilati subito senza processo?

 

5) Immagina di essere un parlamentare della sinistra. Quali argomenti useresti in un tuo intervento al Parlamento sullo scontro dell’Aspromonte?

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