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L’impianto manualistico serve poco
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Bersaglieri e corazzieri
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L’infanzia povera e abbandonata
Erano i bambini i primi a pagare le scarse conoscenze mediche e le cattive condizioni igienico-sanitarie dell’Ottocento. Metà dei nati moriva entro i cinque anni, e per questo la vita media in quegli anni era di soli 35 anni. La mortalità infantile era però compensata da un’elevata natalità: la media era di 5-7 figli per coppia, il che significa che molte donne avevano più di dieci figli e per questo, oltre che per l’arretratezza della medicina dell’epoca, anche la mortalità materna era altissima.
Anche i bambini delle classi ricche morivano per malattie diverse, ma la strage era specialmente tra quelli delle classi povere per la miseria assoluta, la totale mancanza di igiene, l’alimentazione insufficiente e inadeguata. Contadine e operaie continuavano a lavorare fino al momento del parto e poi avevano poco tempo per occuparsi dei bambini. Per questo molte donne, specie in città, dove non potevano contare sulla famiglia allargata tipica delle zone rurali, abbandonavano i neonati nella “ruota degli esposti”, affidandoli alla carità.

Ruota degli esposti presso l’edificio Recolhimento de Santa Maria Madalena ou das Convertidas a Braga, in Portogallo
Ma la speranza di vita di questi bambini abbandonati era ancora minore: a Firenze, nel 1841, su 1000 bambini affidati a Santa Maria degli Innocenti solo 238 erano ancora vivi dopo dieci anni. Ancora, nel 1884, una relazione sul brefotrofio pubblico locale spedita al prefetto di Modica, in Sicilia, così lo descriveva:
una solo stanza molto angusta, priva di aria e di luce, è destinata a ricevere una media di 11-15 infanti, affidate alle cure di una direttrice inetta, ed a tre sole balie, pallide, sparute e vecchie, che tutte insieme non sono atte a nutrire un solo bambino. Otto o dieci luride culle, coperte dei più luridi stracci e ripiene di insetti, raccolgono e coprono quelle creature destinate a morire in breve ora, […] miste ai cadaveri ed ai moribondi.
Ma spesso le famiglie povere non avevano altra scelta, come scrive nel 1857 il medico lombardo Giovanni Capsoni:
la classe bisognosa della popolazione non solo poco desidera un aumento di prole, ma questo le riesce di peso e di molestia. Da ciò la indifferenza, o dicasi pure la durezza con cui da molti membri di una famiglia contadina o industriale si procede verso una donna incinta o partoriente; da ciò la mancanza per parte dei genitori stessi a prestare ai propri bambini quell’assistenza che vale a mantenerli in vita e a dare loro quella fisica educazione che ne assicura un vigoroso prosperamento.
Tale era la condizione dei bambini della classe operaia che in città come Milano, dove molte erano le donne operaie, alcuni filantropi organizzarono asili per bambini dove le madri potevano lasciare i figli durante le ore di lavoro.

Gioacchino Toma, La guardia alla ruota dei trovatelli, olio su tela, 57,5x83 cm, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
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