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Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - L'impresa dei Mille - 2 SPAZI, TEMPI, EVENTI - 2.5 Calatafimi - Italiani, qui bisogna morire (G. Bandi) 

Italiani, qui bisogna morire (G. Bandi)

Garibaldi era consapevole che la battaglia che si stava per combattere a Calatafimi era decisiva perché avrebbe permesso di entrare a Palermo e controllare l’intera Sicilia. Giuseppe Bandi nelle sue memorie I Mille. Da Genova a Capua ricorda una frase famosa del Generale


Alzai gli occhi e vidi allora Giuseppe Garibaldi […]. Tutti si serravano intorno a lui, e conobbi che il momento era terribile, e le palle fischiavano e miagolavano da tutti i lati. Sirtori giunse, proprio allora, galoppando su di un cavalluccio, e si fermò accanto a noi, chiamando con gran voce i soldati, che aveva dietro, e che erano le ultime carte che si giuocavano in quella incerta partita, e chiese al generale:

– Generale, che dobbiamo fare?

Garibaldi guardò intorno, e con voce tonante gridò:

– Italiani, qui bisogna morire.

E per vero, la gente moriva e moriva volentieri, ma quella tempesta di palle che ci sfolgorava per ogni parte, avea cominciato a dar da pensare a parecchi. 
 


Da Bandi G., I Mille. Da Genova a Capua, in: http://www.liberliber.it, pp. 327-328.    

 

 

 

Guida alla Lettura


Spiega il significato dell’espressione: «le ultime carte che si giuocavano in quella incerta partita» scegliendolo tra quelli proposti:

  • nel tempo libero dopo la battaglia i soldati giocavano a carte;  

  • i soldati con Sirtori erano le ultime forze disponibili;  

  • i soldati portavano delle carte geografiche per orientarsi sul terreno;  

  • giocarsela bene a carte era l’unico modo per poter vincere. 

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