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Giuseppe Bandi

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Giuseppe Bandi

Giuseppe Bandi nacque in provincia di Grosseto, si laureò in legge e fu giornalista e poeta. Ardente mazziniano fu anche segretario della sezione fiorentina della Giovane Italia e partecipò al tentativo insurrezionale del 1857. Fu arrestato più volte dalla polizia del granduca di Toscana. Quando il granduca si allontanò in seguito alla rivoluzione pacifica del 1859, Bandi fu scarcerato e si arruolò volontario nell’esercito dell’Italia centrale.
Fu notato da Garibaldi stesso che lo volle come ufficiale d’ordinanza e, nel 1860, come aiutante di campo nella Spedizione dei Mille. Fu ferito più volte a Calatafimi, fu promosso prima capitano e poi maggiore, seguendo Garibaldi fino a Capua. Terminata la spedizione rientrò nell’esercito regolare, ottenendo di mantenere il grado di maggiore. Si distinse nella battaglia di Custoza e fu anche decorato, ma non ebbe rapporti facili con i superiori, vecchi ufficiali di carriera.

Dal 1870, dopo aver lasciato l’esercito, divenne un giornalista su posizioni di sinistra: collaborò con la «Nazione», fu direttore e poi proprietario della «Gazzetta livornese» e, infine, nel 1877 fondò «Il Telegrafo». Fu ucciso da un anarchico nel 1894 per i suoi articoli di critica alla politica di attentati tipica degli anarchici alla fine dell’Ottocento. Oltre che giornalista fu anche autore di romanzi, biografie (di cui la più nota su Anita Garibaldi) e di testi di memorie.

I brani riportati sono tratti dalle sue memorie della Spedizione dei Mille, pubblicate a puntate nel 1886 nelle appendici del «Telegrafo» di Livorno e del «Messaggero» di Roma e poi come volume postumo I Mille. Da Genova a Capua nel 1902.

Il testo è consultabile per intero qui.

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