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Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - Un decennio di preparazione e di guerre (1850-1859) - 2 SPAZI, TEMI, EVENTI - 2.2 Il Regno di Sardegna - La Società Nazionale

La Società Nazionale

Nell’agosto 1857 il veneziano Daniele Manin, il milanese Giorgio Pallavicino e il siciliano Giuseppe la Farina fondarono a Torino la Società Nazionale Italiana. Erano tutti e tre esuli: a Parigi Manin, gli altri due in Piemonte, che li aveva accolti dopo le sconfitte del biennio 1848-1849. L’idea di creare questa nuova organizzazione fu di Manin, che era stato repubblicano, ma ora guardava criticamente i tentativi insurrezionali che i mazziniani continuavano a preparare in quegli anni, con esiti disastrosi; si era infatti convinto che il processo di unificazione nazionale potesse essere raggiunto solo se alla testa dei patrioti si fosse messo il Regno di Sardegna: «uno Stato libero, un esercito poderoso e agguerrito, un principe giovane e guerriero», così come appare scritto nel programma della Società Nazionale.
Nel programma si legge anche:

La Società Nazionale Italiana intende anteporre a ogni predilezione di forma politica, ed interesse municipale o provinciale, il gran principio dell’indipendenza ed unificazione italiana. Che sarà per la Casa di Savoja, finché la Casa di Savoja sarà per l’Italia, in tutta l’estensione del ragionevole e del possibile. Che crede che all’indipendenza e unificazione dell’Italia sia necessaria l’azione popolare italiana; utile a questa il concorso governativo piemontese.
La nostra Società è stata fondata a dare legame di unità e quindi potenza operativa agli sforzi de’ buoni i quali si perdono e si insteriliscono nell’isolamento; e l’adesione di uomini autorevolissimi per virtù cittadine, per provato e operoso amore di libertà, per ingegno, reputazione ed aderenze, ci dà cagione di ben sperare che l’opera nostra non sia per uscire inefficace a pro’ della patria comune, oppressa da tirannide nostrale e forestiera, e insanguinata da tumulti impotenti.

 

L’iniziativa riuscì molto gradita a Cavour, che capiva l’importanza di avere un movimento patriottico favorevole al Piemonte e quindi non egemonizzato dai repubblicani, come era stato fino a quel momento. Appoggiò quindi la Società Nazionale e sostenne la sua diffusione negli altri stati della penisola.
L’associazione ebbe una rapida diffusione in tutta Italia, anche dopo la prematura morte di Manin (22 settembre 1857). In Piemonte l’associazione era legale, invece, negli altri stati italiani si organizzò in una rete cospirativa abbastanza estesa, composta da liberali, democratici dissidenti e moderati, che contribuì a orientare l’opinione di gruppi dell’alta borghesia e dell’aristocrazia verso una soluzione monarchica guidata dai Savoia. La Società Nazionale infatti era ben accolta dalle classi ricche perché aveva come obiettivo solo l’unificazione e l’indipendenza nazionale, ma non si proponeva di cambiare la forma dello Stato, né di sostenere rivendicazioni di tipo sociale.
In ogni caso anche molti repubblicani vi aderirono, consapevoli che l’unità del paese non poteva essere raggiunta con la sola insurrezione popolare e senza l’appoggio di uno Stato in grado di muoversi nella diplomazia internazionale e dotato di un esercito capace di affrontare quello austriaco. Lo stesso Garibaldi accettò la vicepresidenza onoraria, aumentando così il prestigio dell’associazione: «Italia e Vittorio Emanuele» divenne il suo motto.
Allo scoppio della guerra del 1859 la Società si sciolse, ma fu ricostituita dopo l’armistizio di Villafranca e nel 1860 ebbe un ruolo essenziale nel preparare la Spedizione dei Mille e poi nel sostenerla con raccolte di denaro.
La Società Nazionale si sciolse definitivamente nel 1862, quando ormai aveva raggiunto l’obiettivo che si era proposta: l’unificazione nazionale e la proclamazione di Vittorio Emanuele come re d’Italia.

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Giorgio Trivulzio Pallavicino, uno dei fondatori della Società Nazionale Italiana.

Guida alla Lettura

Prendi in esame la parte del programma della Società Nazionale riportato nel testo.

  1. Che cosa viene considerato indispensabile per l’indipendenza e l’unificazione dell’Italia?

  2. La fiducia che viene data alla Casa Savoia è incondizionata?

  3. Che cosa viene detto necessario per raggiungere l’obiettivo e che cosa solo utile?

  4. A chi si riferisce parlando di «tirannide nostrale e forestiera»? Fai le tue ipotesi.

  5. A che cosa credi che faccia riferimento parlando di «tumulti impotenti»? Fai le tue ipotesi.

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