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L’esercito settentrionale: le giubbe blu di Vittorio Emanuele

L’esercito del Regno d’Italia che intervenne nelle ultime fasi della Spedizione dei Mille era stato costituito nei mesi dell’unificazione dell’Italia. L’incarico era stato assegnato dal re Vittorio Emanuele II al generale Manfredo Fanti il quale, già dopo l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859), aveva costituito l’esercito della Lega dell’Italia centrale con uomini provenienti dalle truppe del Granducato di Toscana, del Ducato di Parma, del Ducato di Modena e della Legazione delle Romagne.
Nel gennaio del 1860 Fanti divenne ministro della Guerra con l’incarico di fondere in un unico esercito il vecchio esercito sardo e l’esercito della Lega dell’Italia centrale: non un semplice allargamento, ma la creazione di un nuovo organismo militare, un esercito italiano, che aveva nella Scuola militare di fanteria di Modena lo strumento per formare i suoi ufficiali. Gli ufficiali passarono da circa 3200 a oltre 7000, al comando di dodici divisioni (al posto delle cinque precedenti) in cui erano inquadrati circa 50.000 uomini dei diversi corpi.
La divisa del nuovo esercito, pur con alcune differenze tra i vari reparti, era caratterizzata da una tunica o una giubba blu, come si può osservare in molti quadri realizzati da Giovanni Fattori, patriota e pittore molto attento a rappresentare la vita militare, sia nei momenti della battaglia che in quelli di riposo e nelle retrovie.
Al comando della spedizione verso sud, costituita da cinque divisioni, furono posti due generali modenesi, lo stesso Manfredo Fanti ed Enrico Cialdini, mentre furono lasciati in secondo piano gli ufficiali del vecchio esercito sardo-piemontese. Lo scopo esplicito era quello di ricevere il Regno delle Due Sicilie da Garibaldi e nello stesso tempo impedire al Generale di sconfinare nel Regno pontificio tentando una nuova impresa per la conquista di Roma.
La spedizione di Fanti e Cialdini entrò nello Stato Pontificio l’11 settembre 1860, evitò di passare per il Lazio, tutelato dalle truppe francesi di Napoleone III, ma attraversò le Marche e l’Umbria, sconfiggendo le truppe pontificie a Castelfidardo (18 settembre 1860), Loreto e Ancona, conquistando le due regioni. L’esercito di Cialdini, dopo gli scontri sostenuti nel territorio dello Stato Pontificio, fu protagonista di alcuni scontri minori nel Napoletano e soprattutto della conquista di Capua e di Gaeta.
Della spedizione facevano parte anche molti ufficiali cattolici, che però non si fecero alcuno scrupolo ad attaccare lo Stato Pontificio, distinguendo nettamente la religione e la fede dalla politica del papa-re.

Battaglia_di_Novara.jpg

La divise dei piemontesi (esercito regio) sono le stesse indossate durante la sconfitta di Novara (1849)

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