top of page

Sei in: Fare l'Italia, fare gli italiani - L'impresa dei Mille - 2 SPAZI, TEMPI, EVENTI - 2.9 Calabria e Basilicata - Garibaldi sbarca in Calabria: la conquista di Reggio (A. Mario)

Garibaldi sbarca in Calabria: la conquista di Reggio (A. Mario)

L’avanguardia garibaldina non riesce a conquistare il forte di Alta Fiumara, presso il quale era sbarcata nella notte fra il 7 e l’8 agosto. Deve perciò abbandonare la costa fra Villa San Giovanni e Scilla e riparare tra i monti. In Aspromonte ai duecentodieci volontari si aggiungono circa trecento patrioti calabresi. Per far fronte a un nemico tanto più numeroso (quattordicimila erano i borbonici, secondo la testimonianza dello stesso Mario) e meglio equipaggiato, i garibaldini si muovono tra versante tirrenico e ionico, riescono a uscire dall’accerchiamento nemico e perfino a conquistare le simpatie degli abitanti del luogo. Finalmente il 20 agosto arrivano notizie da Garibaldi
 


– Garibaldi! Garibaldi è arrivato, ripeteva giubilando ciascuno di noi. Prorompendo tutti da San Lorenzo alla marina, un corriere al galoppo recò il seguente biglietto al maggiore: 


Sbarcai a Melito. Venite. G. GARIBALDI. 


Alle sette con affrettato passo si giunse sul monte che sovrasta a Melito. Sul monte parallelo e separato dal nostro per una stretta e profondissima gola accampava Garibaldi con quattromila uomini.

Un grido prolungato di gioia e un agitar di berrette salutarono la nostra venuta. Era la sera del 20 agosto. Giù a mare il Franklin, che trasportò Garibaldi, giaceva arenato, il Torino, fulminato da due navi borboniche, divampava, ed una terza nave mandava a noi un benvenuto di granate e di bombe.

Il mattino del 22 eccoci sotto Reggio. Garibaldi, impegnato già nell’assalto, aveva guadagnata un’altura che domina la città. Quivi lo rivedemmo a mezzogiorno. Ci accolse amorosamente e ci beò col suo sorriso.

Frattanto il nemico da un colle più elevato ci tempestava con un micidiale fuoco di fila. Garibaldi ne lo sloggiò alla baionetta. Ma alle spalle il forte, nel cuore della città, ci disturbava. Garibaldi ingiunse al maggiore di scegliere una trentina dei nostri cacciatori, di accostarsi al forte cautamente e tirare ai cannonieri. Affacciato a un poggetto, soggiunse ai trenta che discendevano: – Spargetevi per ischivare la mitraglia. Non voglio un solo ferito. – Il maggiore, inteso ad altre cure, ne affidò a me il comando. Io li condussi a mezzo tiro di carabina. Eglino uccisero buona parte dei cannonieri. Noi avemmo un solo ferito. Destri e coraggiosi, in due ore di fuoco incessante costrinsero il forte a inalberare la bandiera bianca e ad arrendersi.

In quel giorno furono promossi i topi che aiutarono il leone. Io diventai luogotenente. 
 


Da Mario A., La camicia rossa, Edizioni Antilia, Treviso 2011, p. 72. Il testo è consultabile per intero qui
 


Guida alla Lettura

 

Consulta l’unità Lo sbarco garibaldino in Calabria: carta geografica

bottom of page